Giovani in Italia, quando andranno in pensione

di redazione, 11 aprile 2018
I giovani di oggi andranno in pensione a più di 70 anni. E non sembra essere un problema solamente italiano. È quanto emerso dal report dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OECD): Pensions at Glance 2017, un approfondimento che mette a sistema le riforme pensionistiche degli stati dell'Unione Europea negli ultimi due anni.
 
Le pensioni in Italia oggi
 
Dopo l'ultima legge di bilancio, nel 2018 in Italia andranno in pensione uomini e donne che hanno 66 anni e 7 mesi, e con almeno 20 anni di contributi alle spalle. Nel 2019 invece l'età minima salirà e sia uomini che donne potranno andare in pensione una volta compiuti 67 anni.
 
L'anno prossimo, quindi, l'età pensionabile in Italia sarà 67 anni. Ma quando andranno in pensione i giovani di oggi? Secondo le proiezioni dell'OECD, in Italia i giovani che nel 2016 avevano 20 anni andranno in pensione a 71 anni. Secondo questo report, i giovani di Danimarca, Italia e Olanda sono quelli che andranno in pensione più tardi, mentre i giovani di Turchia, Slovenia e Lussemburgo sono quelli che andranno in pensione prima.
 
 
Questi calcoli combaciano in gran parte con quelli fatti dall'INPS. Secondo Tito Boeri a causa di un vuoto contributivo e della disoccupazione l'età pensionabile di chi è nato dopo il 1980 «può slittare anche fino a 75 anni».
 
In questo caso, almeno in parte, i giovani pagano le colpe (e le gestioni a dir poco allegre oltre che agli sprechi) delle generazioni precedenti. Solo per fare un esempio sono 471.545 i pensionati italiani che ricevono un assegno di vecchiaia, di anzianità contributiva o ai superstiti da oltre 37 anni, ovvero con una decorrenza antecedente rispetto al 1980.
 
Il che significa che hanno trascorso, nella loro vita, più tempo in pensione che al lavoro. Il dato emerge dagli osservatori statistici dell’Inps (2017) che calcolano invece in oltre 700 mila le persone che hanno una pensione liquidata da almeno 35 anni (dal 1982, l’anno di Pablito appunto, o negli anni precedenti). 

Vuol dire che in Italia quasi un milione di persone ha la pensione da prima ancora che la generazione che invece andrà in pensione tra i 70-75anni nascesse. E se chi oggi ha 30 anni andrà in pensione a 70 la media di questi eterni pensionati  è stata di 49,9 anni per la vecchiaia e di 46,4 per l’anzianità, mentre per i superstiti da assicurato è di 41,5 anni (45,7 per i superstiti da pensionato).
 
Per i pensionati del settore privato l’età è un po’ più alta per i trattamenti di vecchiaia (compresa l’anzianità) con 54,7 anni, mentre è più bassa per i superstiti con appena 40,7 anni al momento della liquidazione della pensione. Il dato dei pubblici risente chiaramente delle pensioni «baby» e quindi delle uscite dal lavoro con 20 anni di contributi o meno. Insomma, ci sono tra i 30 e i 25 anni di differenza, ovvero queste persone sono andate in pensione 30-25 anni prima di quanto potrà mai sperare un 30enne di oggi
 
Gli ultimi giovani pensionati in Italia
 
Quanto alle pensione baby, la signora Zarcone è davvero una primatista: sta in pensione, beata, dall’agosto del 1983. Allora aveva soli 32 anni, e aveva lavorato in tutto, tra privato e pubblico, neanche 17 anni. Meglio di lei aveva fatto però un’altra ex-bidella, stavolta friulana, Ermanna Cossio. I suoi quindici anni di lavoro era riuscita a completarli a soli 29 anni di età. Era rimasta incinta, e invece di andare in maternità decise di andare in pensione, visto che la legge glielo permetteva. Oggi Ermanna Cossio ha appena compiuto sessanta anni: è pensionata da 30 anni.
 
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