Freud era ateo? Un saggio sul suo rapporto col cristianesimo

di Matteo Casarosa, 7 febbraio 2019

Freud era ateo? Anticristiano? Aveva una idea così terribile della religione e del senso del sovrannaturale? Sul padre della piscoanalisi c’è una sorta di leggenda pregiudiziale riguardo a questi argomenti. Si cerca di fare chiarezza nel saggio Sigmund Freud's Christian unconscious (L’inconscio cristiano di Sigmund Freud)  di Paul Vitz, professore emerito di psicologia alla New York University di cui è da poco stata pubblicata l’edizione Italiana (curata da Francesco Saverio Bersani e Flavio Keller).

In questo saggio, l’autore sfida l’idea diffusa che il padre della psicoanalisi sia stato personalmente disinteressato alla religione, se non addirittura ostile ad essa, e va a sviscerare, anche attraverso metodi psicoanalitici, come l’analisi dei sogni e delle dimenticanze, il rapporto dello scienziato tedesco con la religione cristiana, che viene descritto come ambivalente.

L’infanzia e la giovinezza

Coerentemente con il pensiero psicoanalitico, Vitz dà una grande importanza all’infanzia di Freud per quanto riguarda la formazione delle sue future disposizioni, comprese quelle riguardanti l’ambito religioso. L’autore indaga in particolare il rapporto di Freud con la sua bambinaia cattolica, ed ipotizza che questa possa averlo influenzato profondamente. Lo stesso Freud riportò che sua madre Amalia ricordava: «Lei era solita portarti in tutte le chiese: quando tornavi a casa era solito metterti a predicare e a raccontare come il buon Dio portava avanti i Suoi progetti». La bambinaia fu licenziata in circostanze non del tutto chiare quando il piccolo Sigmund non aveva ancora tre anni, e poco dopo la famiglia lasciò Freiberg, sua città natale, per trasferirsi a Vienna. L’autore ipotizza che tutto questo possa aver rappresentato un trauma con importanti ripercussioni sul rapporto di Freud con varie realtà del cristianesimo, tra cui le festività della Pasqua e della Pentecoste. Sempre per quanto riguarda il periodo dell’infanzia, Vitz mette in luce l’evidente mancanza di stima da parte di Freud nei confronti di suo padre Jacob, che secondo l’autore avrebbe influenzato il rapporto del fondatore della psicoanalisi con il concetto di Dio.

Per quanto riguarda la sua giovinezza, l’autore mette in risalto l’influenza che ebbero le lezioni del filosofo Franz Brentano  sul Freud studente universitario: si sa dagli archivi dell’Università di Vienna che egli si iscrisse a ben cinque corsi diversi tenuti dal filosofo. Brentano era un ex-prete, ed anche dopo aver lasciato la Chiesa Cattolica nel 1873 continuò a sostenere l’esistenza di Dio, della quale parlava anche nei suoi corsi.

L’interesse positivo per il cristianesimo

Vitz nota anche l’abbondanza di temi cristiani, ed in particolare di riferimenti alle feste della Pasqua e della Pentecoste nella corrispondenza epistolare di Freud, cosa abbastanza strana per un ebreo laico. Scrisse ad esempio riguardo alla cattedrale di Notre-Dame di Parigi: «Quando sono entrato, la mia prima impressione è stata un sentimento che non avevo mai provato prima […] Non ho mai visto niente di così commoventemente severo e cupo». Vengono analizzate anche alcune lettere inviate all’amico e collega Fliess, nelle quali il padre della psicoanalisi esprime più volte il suo desiderio di visitare Roma, città che in qualche modo rappresenta la religione cattolica.

Nel volume viene trattata anche l’amicizia tra Freud ed il pastore protestante Oskar Pfister. Tra i due esisteva una profonda stima reciproca, ma Freud sembrava non considerare il protestantesimo liberare di Pfister come un vero cristianesimo, per il quale aveva piuttosto in mente come modello, sia in positivo che in negativo, il cattolicesimo.

La cocaina, il diavolo, l’ateismo

Nonostante gli elementi di interesse positivo nei confronti del cristianesimo appena notati, Vitz non nega che il padre della psicoanalisi sia stato caratterizzato a tratti da un certo astio nei confronti della religione e del cristianesimo in particolare, ma anzi ne svela alcuni aspetti particolarmente cupi.   

Già altri autori prima di Vitz, quali Peter Swales ed Elizabeth Thornton, hanno enfatizzato l’influenza che l’uso della cocaina avrebbe avuto sui pensieri di Freud: quest’ultima, nel suo saggio The Freudian Fallacy (  ) ha addirittura sostenuto che gli effetti della cocaina avrebbero rivestito un ruolo fondamentale nella formazione delle prime teorie psicoanalitiche. Vitz ridimensiona queste ipotesi, ma al tempo stesso le situa in un contesto più ampio. Dopo aver notato l’interesse di Freud per le opere di Goethe, ed in particolare per il Faust, che narra di un patto stretto dal protagonista con il demone Mefistofele, l’autore nota come Freud si procurasse la cocaina della casa farmaceutica Merck; il fondatore della stessa casa farmaceutica era stato molti anni prima il modello di Goethe per descrivere il personaggio di Mefistofele. Questa ed altre coincidenze analizzate nel libro potrebbero aver portato Freud a pensarsi inconsciamente come legato al diavolo, ed al suo rapporto con la cocaina come una sorta di stregoneria. I temi del diavolo e dell’inferno compaiono frequentemente nelle lettere e nelle opere di Freud: a titolo di esempio, egli scelse di iniziare L’interpretazione dei sogni con la citazione: «Flectere si nequeo superos, Acheronta movebo» (Se non potrò piegare gli alti dèi, smuoverò l’inferno) tratta dall’Eneide.

Vengono presi in considerazione anche alcune aperte ostilità di Freud nei confronti della religione e del mondo cattolico in particolare. Ad esempio, in una lettera del giugno 1936, Freud descrisse l’etnologo e sacerdote cattolico Wilhelm Schmidt come «il mio peggior nemico»; questo perché Schmidt, con le sue ricerche sulle credenze delle società primitive, negava le teorie di Freud sull’origine della religione. Freud attribuì addirittura ad un intervento di padre Schmidt e del Vaticano (sic!) la chiusura coatta da parte delle autorità fasciste della Rivista Italiana di Psicoanalisi. Nel 1937 arrivò perfino a dire ad un visitatore (pur essendo ebreo): «I nazisti? Non ho paura di loro. Aiutami invece a combattere il mio vero nemico […] la religione, la Chiesa cattolica di Roma».

Se per quanto riguarda gli elementi positivi Vitz è incline ad attribuire le disposizioni di Freud verso il cristianesimo al rapporto con la bambinaia, per quanto riguarda il suo aperto ateismo l’autore crede che il rapporto con il padre sia stato determinante. In questo Vitz si collega alle tesi di un altro suo saggio, Faith of the Fatherless nel quale sostiene che l’ateismo derivi spesso da un rapporto negativo con la figura paterna, unito all’analogia tra quest’ultima e la divinità.

L’inconscio cristiano di Sigmund Freud combina ricerca storica ed analisi psicologica per indagare alcuni aspetti precedentemente trascurati della mente del fondatore della psicoanalisi, avanzando talvolta tesi azzardate, ma sempre interessanti e degne di considerazione.

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