Chi era Georges Lemaître, il gesuita che ha teorizzato il Big Bang

Di Francesco D'Ugo, 6 Febbraio 2018

Abbiamo già parlato su Documentazione.info del rapporto che c’è tra scienza e fede cristiana, ad esempio parlando di quando la divulgazione scientifica era fatta dai religiosi oppure della fede del grande matematico Paolo Ruffini.

Con l’aiuto del DISF (Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede), in questo articolo parleremo di un altro scienziato che ha contribuito in maniera decisiva a cambiare la nostra visione del mondo, ma che nonostante ciò è oggi poco conosciuto. Infatti se tutti sanno conoscono la teoria del Big Bang, sono in pochi a ricordare il nome di Georges Lemaître (Belgio, 1894-1966), l'uomo che ha formulato l'ipotesi che ha trasformato la nostra comprensione dell’origine dell’universo.

Lemaître era un sacerdote gesuita che nel 1927 avanzò la teoria per cui l’universo avrebbe avuto inizio da un unico “atomo primitivo”. Secondo il prete-scienziato il prodotto della disintegrazione di questo atomo primitivo, “contenente in sé tutta "l'energia-materia" dell'universo in uno stato di massimo ordine”, avrebbe “riempito” l’universo, espandendosi a poco a poco.

Nonostante la sua tesi dovesse molto allo studio della relatività generale, Lemaître fu criticato dallo stesso Einstein perché, secondo lui, l’idea di un atomo primitivo appariva troppo legata all’idea di una creazione iniziale. Si sarebbe trattato quindi più di una scelta di fede che di una teoria valida.  Nonostante questo i calcoli dello scienziato gesuita smentirono l’obiezione del padre della relatività e dimostrarono che questo stato detto di singolarità iniziale fosse fisicamente inevitabile.

Nonostante l’accuratezza dei suoi calcoli e del modello che aveva presentato, il suo lavoro fu molto criticato da gran parte del mondo della scienza fino agli anni ‘60. Basti pensare che il termine stesso Big Bang, che non fu mai utilizzato da Lemaître, fu introdotto dal fisico Fred Hoyle per indicare ironicamente il "fuoco d'artificio" iniziale suggerito dal cosmologo gesuita.

Ad ogni modo i riconoscimenti non gli sono mancati: nel 1934 vinse il premio Francqui, il più alto riconoscimento scientifico in Belgio (nella commissione che lo ha nominato era presente lo stesso Einstein) e negli anni a seguire diversi altri premi scientifici internazionali. Nel 1970, invece, un cratere sulla luna è stato chiamato con il suo nome.

Concludiamo questa breve storia del “cosmologo di Lovanio” con una sua frase, riguardante proprio la sua idea di rapporto tra scienza e fede:

«Esistono due vie per arrivare alla verità. Ho deciso di seguirle entrambe. Niente nel mio lavoro, niente di ciò che ho imparato negli studi di ogni scienza o religione ha cambiato la mia opinione. Non ho conflitti da riconciliare. La scienza non ha cambiato la mia fede nella religione e la religione non ha mai contrastato le conclusioni ottenute dai metodi scientifici» (Aikmann, 1933, p. 18).

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