Asia Bibi: oggi la sentenza

di Francesco D'Ugo, 8 ottobre 2018

In queste ore  la Corte Suprema del Pakistan sta decidendo se confermare o annullare la sentenza di morte per Asia Bibi, la donna cattolica accusata di blasfemia e reclusa dal 2009.

Il ricorso, giunto al terzo e ultimo grado di giudizio, presentato dagli avvocati della donna verrà esaminato in un’unica udienza dove verranno ascoltate le posizioni della difesa e dell’accusa.

Chi è Asia Bibi

Asia Bibi è una donna cristiana cattolica e madre di cinque figli originaria del Punjab, in Pakistan. Il 14 giugno del 2009, mentre lavorava in un campo, si è trovata nel mezzo di un diverbio con altre donne musulmane che lavoravano con lei. Il motivo avrebbe riguardato un recipiente per raccogliere l’acqua da un pozzo vicino; secondo le donne infatti, Asia non avrebbe dovuto toccarlo in quanto cristiana. L’alterco che ne è seguito è culminato nell’accusa di blasfemia da parte delle donne: Asia avrebbe, secondo la loro versione, offeso Maometto durante la discussione.

Dopo aver subito diverse violenze e umiliazioni, il 19 giugno del 2009  la donna è stata finalmente arrestata e portata al carcere di Sheikupura. Qui verrà incriminata formalmente un mese dopo, pur in mancanza di prove.

La condanna

L’11 novembre 2010, viene formulata la condanna a morte. Da allora ha trascorso tutto il suo tempo in carcere in condizioni inumane (a dirlo la Mahisi Foundation, la ONG che si sta occupando di visitarla e di fornirgli aiuto legale) e, come riporta Vatican News, spesso in isolamento per tutelarne l’incolumità.

Dal giorno della condanna sono passati quasi 8 anni e gli avvocati della donna hanno già presentato ricorso la terza volta. In questo tempo Asia è stata trasferita in un altro carcere dove vive da anni in isolamento in una cella molto piccola e buia. Qui, come racconta uno dei legali, starebbe anche iniziando a manifestare problemi di ordine psicologico. Oltre a questo è costretta a subire continue minacce di morte da parte dei secondini e degli altri detenuti.

Le reazioni

Il caso di Asia Bibi ha scatenato diverse reazioni nel mondo occidentale e non che purtroppo non hanno ancora avuto l’esito desiderato. Tra queste troviamo l’appello di Benedetto XVI che, dopo averne chiesto la liberazione nel 2010, ha inviato in Pakistan il cardinale Tauran. Anche la Commissione pakistana sulla condizione delle donne ne ha richiesto la liberazione.

Il governatore della regione Salmaan Taseer e il Ministro per le minoranze religiose Shahbaz Bhatti sono stati uccisi nel 2011 dagli estremisti islamici per essersi battuti nella richiesta di condizioni più umane per Asia e per aver chiesto modifiche sulla legge sul reato di blasfemia. Mentre Papa Francesco ha ricevuto la famiglia della donna in udienza nel febbraio 2018.

Attualmente in Pakistan sono diversi i casi di cristiani giustiziati o condannati a morte per aver commesso il reato di blasfemia. Questa sembra essere una pratica tristemente comune in questo paese nei confronti delle minoranze religiose. Alle accuse seguono spesso mobilitazioni dell’opinione pubblica contro i condannati: è successo anche nel caso di Asia, contro la quale è stato lanciato su twitter l’hashtag #HangAsia (Impiccate Asia).

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