Adozioni gay: i punti deboli degli studi a favore

di Francesco D'Ugo, 27 gennaio 2016

Abbiamo recentemente parlato dei dubbi della scienza riguardo le cosiddette adozioni gay. 

Non abbiamo ancora parlato, però, degli articoli che invece ne sostengono la legittimità e che sostengono che non ci sia differenza per un bambino nel crescere in una famiglia omogenitoriale o eterogenitoriale. 

In questo caso vorremmo fare riferimento a due raccolte di articoli che citano studi favorevoli alle adozioni gay.

Una è un documento dell’American Academy of Pediatrics che ha sostenuto che l’essere cresciuti da genitori lesbiche e gay non danneggia la salute psicologica dei figli citando a proprio favore 21 articoli scientifici.

L’altra è citata in un articolo pubblicato il 27 gennaio 2016  su Il Fatto Quotidiano. L’articolo dichiara: «una recente analisi della letteratura scientifica sull’omogenitorialità compiuta da Adams e Light nel 2015 ha passato in rassegna tutte le pubblicazioni scientificamente accreditate al mondo per concludere che, intorno agli anni 2000, la comunità scientifica internazionale ha raggiunto l’unanimità sul principio che non sussistano differenze significative tra figli di genitori omosessuali e di quelli eterosessuali»

Purtroppo, però, per quanto riguarda la prima raccolta, il sito Critica Scientifica rileva che il documento non esprime un’ipotesi supportata empiricamente, ma ha più l’aspetto di una raccolta di ipotesi, non ancora verificate, sull’argomento. Infatti, delle ricerche considerate dalla rassegna una sola aveva un numero di soggetti superiore a 100: una ricerca analizza solo 7 soggetti; circa un terzo delle ricerche non prende in considerazione lo stato di salute dei bambini; 26 ricerche su 34 (più del 76%) utilizzano un campione di convenienza; 12 ricerche non hanno un gruppo di controllo; solo 4 ricerche hanno utilizzato, come gruppo di controllo, coppie eterosessuali con bambini concepiti naturalmente. Tutte queste limitazioni sono ammesse dall’autrice, la dottoressa Fiona Tasker, che comunque afferma: «La ricerca passata in rassegna suggerisce che l’accudimento gay o lesbico non influenza il benessere dei bambini per quanto riguarda lo sviluppo». 

Un problema simile lo ritroviamo anche nella seconda raccolta: infatti, in questo caso gli studi che prendono in considerazione più di 100 soggetti sono solo tre (i quali non superano i 226 partecipanti), ma quelli in cui il campione è più rappresentativo non danno risposte inerenti alla salute e al benessere di bambini cresciuti da coppie omosessuali.

È quello che emerge anche dal sito Famiglie Arcobaleno che presenta la rassegna, nella sinossi dei risultati che accosta ad ogni articolo:

- 1999, The National Lesbian Family Study: 2. Interviews with mothers of toddlers, Gartrell N., Banks A., Hamilton J., Reed N., Bishop H., Rodas C. eseguito su un campione di 156 madri omosessuali «A distanza di due anni dalla prima intervista, nelle famiglie esaminate è possibile osservare una divisione egualitaria delle responsabilità di cura del bambino». 

- 2009, Omofobia interiorizzata e genitorialità omosessuale: una ricerca condotta con un gruppo di gay e lesbiche italiani, Pacilli M.G. Taurino A. eseguito su un campione di  212 soggetti omosessuali «Emerge un atteggiamento positivo degli omosessuali intervistati circa le competenze omogenitoriali, che riconoscono come adeguate e soddisfacenti. Lo stereotipo della genitorialità come funzione connaturata al mondo femminile, già pervasivo negli uomini e nelle donne eterosessuali, risulta diffuso anche negli uomini e nelle donne omosessuali». 

- 2010, Omosessualità e desiderio di genitorialità: indagine esplorativa su un gruppo di omosessuali italiani, Rossi R., Todaro E., Torre G., Simonelli C., eseguito su un campione di  226 soggetti omosessuali: «Un’ampia maggioranza del gruppo esprime un desiderio di genitorialità e l’intenzione di portarlo a compimento. Si riscontra un forte interesse per la costruzione di un futuro familiare, motivato da desideri che parlano di similarità ed universalità molto più che di una diversità stereotipata».

Considerando i limiti di queste ricerche evidenziati in questo articolo e i ragionevoli dubbi sollevati da più parti e di cui abbiamo parlato in un nostro articolo precedente potremmo dire che ad oggi affermazioni del tipo "la scienza ha dimostrato che" siano quanto meno azzardate. Probabilmente sia in un verso che nell'altro. Probabilmente perchè sociologia e psicologia non sono scienze esatte tali da poter arrivare un verdetto netto in un campo, come quello della famiglia o della "felicità", che valica i confini del misurabile perchè tocca anche argomenti che sono principalmente morali.

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